La seduzione della prospettiva

La seduzione della prospettiva

LA SEDUZIONE DELLA PROSPETTIVA

Il Museo Civico di Sansepolcro, riapre le porte su ‘La Resurrezione’ restaurata e ci regala la possibilità di un viaggio nella storia e nella vita di Piero della Francesca. La seduzione della prospettiva è il titolo della mostra, prorogata fino al 24 febbraio.  Promossa dal Comune di Sansepolcro, in collaborazione con il Museo Galileo di Firenze, è curata da Filippo Camerota e Francesco P. di Teodoro. Il percorso si snoda seguendo le pagine de il De Prospectiva Pingendi di Piero della Francesca: si tratta di un trattato scritto intorno al 1475. L’artista illustra tutte le ricerche scientifico matematiche da lui effettuate nel corso degli anni e le applica all’arte pittorica. Perché proprio questo trattato? Il De Prospectiva apre il palcoscenico allo studio ed all’applicazione vera e propria della prospettiva rinascimentale.

STRUTTURA

La mostra, ospitata nelle bellissime sale sotterranee del Museo, è divisa in 8 sezioni principali. Il percorso parla al visitatore, attraverso pannelli esplicativi, disegni, riproduzioni, modelli prospettici, strumenti scientifici e video.

PARTE ESPLICATIVA

1 – La prospettiva tra arte e matematica. La prima sezione racconta la storia del trattato protagonista di questa mostra. Si spiega la suddivisione del De Prospectiva Pingendi in 3 libri dedicati all’applicazione della prospettiva. Il primo parla delle figure piane, il secondo dei solidi geometrici e il terzo della figura umana.

2 – I principi geometrici. In questa sezione si parla del periodo fiorentino dell’illustre artista. Piero si reca a Firenze, intorno al 1439, anno in cui viene proclamata l’unione delle due Chiese, d’Occidente e d’Oriente. Qui incontra e lavora con alcuni dei più importanti artisti e personaggi illustri dell’epoca. Il principale motivo della visita fiorentina era per lavorare con Domenico Veneziano agli ormai perduti affreschi di Sant’Egidio.

3 – Le regole del disegno prospettico. Lo studio della prospettiva e della matematica ivi applicata, trasposta nelle opere fecero grande il nome di Piero della Francesca. Il suo trattato era completo perché accanto alla parte descrittiva e minuziosa, accosta l’inserimento di disegni, estremamente precisi e puliti, grazie al tratto divino del maestro. Il quadro per Piero della Francesca era ”il termine dei raggi visivi”. Invece, per prospettiva intendeva la ‘commensurazione’: rappresentazione misurata dei corpi nel disegno.

4 – I corpi geometrici. La quarta sezione è dedicata al rapporto fra Piero e Luca Pacioli, suo concittadino. In primo luogo viene analizzato il dipinto, attribuito a Jacopo de’ Barbari dove è raffigurato il frate matematico Luca Pacioli. Inoltre si parla di un’ulteriore opera manoscritta di Piero: il Libellus de quinque corporibus regolaribus (1482) dove il pittore affronta l’argomento dei poligoni e dei poliedri.

PARTE APPLICATIVA

5 –  I maestri della prospettiva. Sezione dedicata a coloro i quali applicarono per primi gli insegnamenti del maestro. Legnaioli ed intarsiatori incantarono con i proprio lavori, già Piero della Francesca durante il periodo trascorso a Firenze. Si fa esplicito riferimento alle tarsie prospettiche che, fra 1474 e 1476 abbellirono lo studiolo di Federico da Montefeltro.

6 – Ichnographia, orthographia, scaenographia. ” Le figure della dispositio in greco sono tre, icnografia, ortografra, scenografia: cioè pianta, alzato, disegno prospettico. ” In questa sezione si dà particolare importanza al mondo dell’architettura. Piero della Francesca credeva infatti che un buon pittore dovesse necessariamente essere anche un buon architetto.

7 – La figura umana. Forse la sezione più interessante, che spiega come Piero abbia potuto generare un disegno prospettico della testa umana. Lavorò suddividendo in meridiani e paralleli quasi come fosse la Terra e così sviscerò e trovò una soluzione al problema.

8 – Inganni della visione: si parla di quei momenti in cui l’occhio umano viene ingannato. Il trattato termina con degli esercizi che anticipano gli sviluppi dell’anamorfosi: è il momento in cui il sistema ottico percepisce l’ingrandimento orizzontale, creato dallo stesso sistema, diverso da quello verticale.

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