Vita e opere dell'illustre Michelangelo

Michelangelo nasce a Caprese, il 6 marzo del 1475 da Ludovico Buonarroti e Francesca di Neri. La sua famiglia si trova nel piccolo borgo a causa dell’impegno come magistrato podestarile del padre. La sua abilità artistica è una dote che risalta fin da bambino ma non è vista di buon occhio dalla famiglia, che preferirebbe per Michelangelo una carriera di rango superiore.

FIRENZE, capitolo 1 

Cultore del disegno, contro la volontà del padre, entra a far parte della bottega dei del Ghirlandaio. La sua ispirazione è accresciuta da esempi come Giotto o Masaccio, quindi straccia il contratto studia ai Giardini San Marco, sotto la guida dello scultore Bertoldo. Si fa avanti in lui l’idea della vitalità del materiale da scolpire: la storia è insita nello stesso. L’incontro con personalità del calibro di Marsilio Ficino, lo aiutarono nel creare spazio per una nuova concezione dell’artista scultore. Non solo un operaio, ma la persona prescelta per liberare l’arte dal blocco di materia. Di questo periodo, di profondi cambiamenti,  si ricorda la Centauromachia (1492) e La Madonna della Scala. Intorno al 1493 Michelangelo è ospitato presso i frati agostiniani della Chiesa di Santo Spirito. Questo passaggio fu fondamentale per lo studio dell’anatomia umana: l’artista studiava, sezionando cadaveri. Per ringraziare dell’ospitalità lasciò in dono al priore, un Crocefisso ligneo.

ROMA, capitolo 1 

Il primo periodo passato a Roma, vede Michelangelo impegnato nel lavoro al Bacco e alla Pietà di San Pietro. Quest’ultima, famosa in tutto il mondo, è un’opera iniziata nel 1498 per volere di un cardinale francese. La destinazione iniziale era un’umile e piccola chiesa, che poi venne inglobata dalla nuova San Pietro. L’ambiente romano era sicuramente più effervescente e consono alla formazione e al lavoro di Michelangelo. Tutto ciò, sommato agli insegnamenti ricevuti a Firenze, hanno avuto modo di riflettersi nel capolavoro della Pietà. Una madre che accoglie fra la sue braccia il figlio: commistione di morte e vita nello stesso blocco di marmo. Un’unione che tende alla perfezione Divina.

FIRENZE, capitolo 2 (1501 – 1504)

E’ questo il periodo in cui Michelangelo lavora alla scultura più famosa al mondo: il David. Commissionata dall’Opera del Duomo, viene presto sistemata in piazza della Signoria, laddove oggi si può ammirare solo la copia. Il David è un’opera emblematica: si rifà alla statuaria classica, aprendosi al contempo verso nuovi orizzonti. E’ una statua pervasa da tensione vitale come si può notare nella gamba destra, pesante, e nella muscolatura del collo in torsione. Lo sguardo di David è concentrato, vivo e assorto pronto all’azione. Prima di lasciare Firenze, Michelangelo lavora al cartone preparatorio, oggi perduto, della Battaglia di Cascina. L’opera commissionata dal Gonfaloniere della città di Firenze, Pier Soderini, avrebbe trovato posto presso il Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio.

ROMA, capitolo 2

Nel 1505 papa Giulio II  lo convoca a Roma e gli commissiona il suo mausoleo funebre. Il progetto architettonico e scultoreo di Michelangelo era destinato alla cattedrale di San Pietro. Il progetto termina solo 39 anni dopo e si può ammirare, solo parzialmente nella basilica di San Pietro in Vincoli. Michelangelo a causa dei molti problemi e conflitti sorti durante questi anni con il Papa e il suo circondario, definisce il progetto come ‘la tragedia della sepoltura’. Dal 1508 al 1512 l’artista mette alla prova se stesso, come uomo e come pittore: accetta l’incarico di affrescare la volta della cappella Sistina. 2500 mq di pittura, sulle pareti artisti come il Perugino, Botticelli, Rosselli. La paura di non farcela, anche se a Firenze aveva già dato prova di immensa capacità con il Tondo Doni. In 4 anni porta a termine la commissione e affresca 80 mq di volta.

FIRENZE, ultimo capitolo

Sono anni in cui Michelangelo dà prova del fatto che le sue abilità non si fermano solo alla scultura e alla pittura, ma spaziano a toccare egregiamente anche l’architettura. Alcuni esempi, sono il progetto per la facciata della Basilica di San Lorenzo e ancor più di impatto il lavoro alla Sagrestia Nova della stessa chiesa. Molto simile ma in netta opposizione con quella Vecchia del Brunelleschi, Michelangelo usa la pietra serena e il marmo, creando un unico fluire fra scultura e architettura. Esemplari sono le tombe di Lorenzo, duca d’Urbino e di Giuliano, duca di Nemours, La Biblioteca Laurenziana (1523) presenta un progetto ed una realizzazione completamente nuovi: la sala rettangolare non è ripartita da colonne, ma è un unico salone, abbellito da lesene laterali che contengono finestre.

ROMA, ultimo capitolo

Nel 1534 l’artista torna a Roma, per terminare l’affresco del Giudizio Universale nella cappella Sistina, anche se ciò crea turbamento a causa dei nudi presenti nell’opera.  L’ultimo grande progetto affidatogli è del 1546 ed ha come oggetto la Basilica di San Pietro: i lavori erano già iniziati da 40 anni circa, ma non si sapeva come proseguire. Si susseguirono all’opera diversi architetti, come Bramante o Raffaello, ma il progetto che si prese in considerazione per riprendere definitivamente i lavori fu quello di Michelangelo. L’anno della sua morte, la basilica era conclusa, mancava solamente la cupola. Come ci ricorda il Vasari, il testamento era composto “di tre parole: che lasciava l’anima sua nelle mani di Dio, il suo corpo alla terra, e la roba a parenti più prossimi”. 

 

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